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Professionisti del Successo

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Welfare aziendale: è una delle strategie maggiormente efficaci per garantire, al contempo, vantaggi fisali importanti all’azienda che vi fa ricorso e una maggiore soddisfazione e benessere per i dipendenti. Un piano ben strutturato di welfare aziendale può includere una vasta gamma di beni e servizi: dalle soluzioni che favoriscono la mobilità sostenibile ai voucher welfare utilizzabili per l’acquisto di prodotti o servizi specifici. Oltre ai vantaggi fiscali queste iniziative comportano importanti benefici anche sotto il profilo della produttività aziendale. In questo articolo di approfondimento analizzeremo alcune delle principali agevolazioni previste dal quadro normativo.
Per comprendere le agevolazioni fiscali collegate ai piani di welfare è necessario fare riferimento al Testo Unico delle Imposte sui Redditi e alla Legge di Bilancio, che stabilisce soglie e limiti di deducibilità.
L’articolo 100, comma 1, stabilisce che le spese sostenute volontariamente dal datore di lavoro per finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale, sanitaria o religiosa, quando destinate alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee, sono deducibili entro il limite del 5 per mille delle spese complessive per lavoro dipendente.
La nozione di “categoria” indica un gruppo di lavoratori con caratteristiche omogenee, come chi lavora su turni notturni o chi ha genitori anziani a carico. In questo modo si evita che i benefici possano essere destinati a un singolo dipendente.
Occorre però precisare che tale deducibilità riguarda soltanto le somme eccedenti rispetto a quelle che la normativa vigente rende già interamente deducibili: variazioni sono previste, annualmente, all’atto dell’approvazione della Legge di Bilancio.
Le imprese possono dedurre totalmente le spese per welfare fino a 1.000 euro per ciascun lavoratore senza figli a carico e fino a 2.000 euro per ciascun lavoratore con figli a carico. Solo oltre tali soglie entra in gioco il limite precedentemente menzionato del 5 per mille.
Nel caso in cui il piano di welfare sia regolamentato da un atto aziendale non revocabile o da obblighi previsti dal Contratto Collettivo Nazionale, la deducibilità resta sempre pari al 100% dei costi sostenuti.
L’articolo 51 del TUIR chiarisce quali somme, beni e servizi non concorrono a formare il reddito imponibile. Tra questi rientrano i contributi previdenziali e assistenziali, i servizi di assistenza familiare, gli abbonamenti per il trasporto pubblico e molte altre prestazioni che possono essere incluse nei piani di welfare. Per i dipendenti ciò si traduce in un incremento del potere d’acquisto senza che i benefit siano sottoposti a tassazione o contributi.
Tra le soluzioni più diffuse e gradite spiccano i voucher welfare, buoni in formato elettronico o cartaceo che permettono ai lavoratori di acquistare beni o accedere a servizi senza sostenere spese personali. Possono essere utilizzati, ad esempio, per servizi di baby-sitting, assistenza agli anziani, iscrizioni in palestra o corsi di formazione, ma anche per viaggi e attività ricreative. Dal punto di vista fiscale, i voucher non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente e sono quindi esentasse per i lavoratori, mentre per le aziende restano deducibili entro i limiti stabiliti dalla normativa.
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