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Professionisti del Successo

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ASD e SSD si preparano ad accogliere una novità significativa. Potranno, infatti, usufruire dell’esenzione dal pagamento dell’IMU sugli immobili di loro proprietà, a patto che questi ultimi siano impiegati esclusivamente per lo svolgimento di attività sportive non a scopo di lucro.
L’esenzione rappresenta una misura fiscale destinata a sostenere l’attività delle realtà sportive non professionistiche, spesso in difficoltà nella gestione delle spese ordinarie. Il beneficio è riservato agli enti iscritti nel Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche (RASD), in linea con quanto previsto dalla Legge 160 del 2019. Condizione fondamentale da rispettare è che le attività svolte non abbiano carattere commerciale. L’eventuale presenza di servizi a pagamento sarà tollerata solo se il corrispettivo richiesto non supera il 50% dei prezzi medi di mercato per prestazioni analoghe in ambito commerciale.
Una delle principali novità riguarda il ruolo attivo dei Comuni, che saranno chiamati a pubblicare annualmente i prezzi medi praticati sul proprio territorio per attività sportive a pagamento, così da consentire una verifica oggettiva della natura non lucrativa delle attività svolte da ASD e SSD. Questa funzione sarà utile anche per impedire abusi o irregolarità nell’applicazione dell’esenzione. Tuttavia, in attesa che i Comuni si organizzino per adempiere a questo obbligo, il beneficio continuerà ad essere riconosciuto in via transitoria a tutte le ASD e SSD iscritte al registro nazionale RASD.
La norma si pone come principale finalità quella di riconoscere il valore sociale dello sport dilettantistico, considerato un presidio fondamentale per la salute pubblica, l’inclusione e l’educazione civica. Agevolare queste realtà attraverso uno sgravio fiscale significa garantire loro maggiori risorse da destinare all’attività sul campo, rafforzandone il ruolo nelle comunità locali. Il provvedimento mira inoltre a tutelare le vere realtà no profit, distinguendole da quelle che operano, di fatto, in modo commerciale, pur presentandosi come dilettantistiche.
Alla luce della Riforma del Terzo Settore e della recente Riforma dello Sport, le Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD) stanno attraversando un importante processo di trasformazione normativa. Tra i principali cambiamenti vi è l’obbligo di iscrizione al Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche (RASD), condizione necessaria per accedere alle agevolazioni fiscali, stipulare convenzioni con enti pubblici e partecipare a bandi. Le ASD possono inoltre scegliere di iscriversi al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), assumendo la qualifica di Enti del Terzo Settore (ETS), come Associazioni di Promozione Sociale o Organizzazioni di Volontariato. Tale scelta garantisce ulteriori benefici fiscali e l’accesso a specifici fondi pubblici, ma richiede anche il rispetto di obblighi più stringenti in termini di governance e trasparenza.
Un’altra importante novità è rappresentata dalla riforma del lavoro sportivo, in vigore dal 1° luglio 2023, che ha introdotto la figura del lavoratore sportivo anche in ambito dilettantistico. Le collaborazioni devono ora essere comunicate tramite il RASD, e fino a un certo limite annuale restano esonerate dal versamento dei contributi previdenziali, sebbene siano comunque previste forme di tutela assicurativa. In parallelo, le ASD sono chiamate ad adeguare i propri statuti, inserendo espressamente l’assenza di scopo di lucro, l’esclusività dell’attività sportiva dilettantistica e, se del caso, i riferimenti normativi alla qualifica di ETS. Inoltre, le associazioni devono garantire maggiore trasparenza economico-finanziaria, rendicontando annualmente le proprie attività, pubblicando le cariche sociali e gli eventuali compensi erogati.
Crescono anche gli obblighi assicurativi, con la necessità di tutelare non solo gli atleti tesserati, ma anche i collaboratori sportivi, anche se non retribuiti. Le ASD, pur mantenendo la loro finalità sportiva e sociale, possono svolgere attività secondarie, a patto che queste siano strumentali, coerenti e non prevalenti rispetto all’attività principale. Questo nuovo impianto normativo è pensato per rafforzare la trasparenza, la sostenibilità e la legittimazione delle realtà sportive dilettantistiche nel panorama del welfare italiano.
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